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Tra Terra e Cielo
Luca e Nora lavoravano nella stessa Azienda, sebbene in due enti differenti. Avevano occasionalmente scambiato qualche parola e questo era stato sufficiente ad entrambi per capire di provare una simpatia reciproca. In seguito, durante le ore di lavoro, avevano cominciato a fare le pause caffè insieme. Così, spesso attraverso una semplice e-mail, si davano appuntamento davanti alla macchina automatica, simbolo di una antica quanto faticosa lotta sindacale, distributrice di bevande ristoratrici. Erano pause brevi, le loro, perché erano persone impegnate. Ciononostante col tempo avevano approfondito la loro conoscenza, anche perché pranzavano insieme nella mensa aziendale. Insieme stavano bene e parlavano di tutto. Del passato, del presente, del futuro. Quando s’incontravano per caso nei corridoi tra gli uffici si guardavano per lunghi istanti negli occhi, sorridendosi. Luca pensava che Nora gli stesse facendo la corte. Ne era lusingato perché anche lui era attratto da lei. Aveva quindi cominciato a prendere seriamente il legame, che si andava rafforzando giorno per giorno. Spesso la mattina le faceva trovare sulla scrivania un croissant, dei biscotti o qualunque altra cosa potesse addolcire a Nora l’inizio della giornata. Dal canto suo Nora sembrava apprezzare molto queste attenzioni e qualche volta, a sorpresa, ricambiava le premure di Luca. Andarono avanti così per un po’ di tempo, qualche sera si incontravano per una cena, un film al cinema. Qualche volta semplicemente passavano il tempo discorrendo tra loro, ascoltando musica. A volte suonavano e cantavano insieme, lui al pianoforte, lei con la chitarra. Chiunque li avesse visti avrebbe detto che insieme stavano bene, che formavano una bella coppia. Una sera, in un ristorante, un cameriere li aveva addirittura presi per marito e moglie. Loro si erano guardati e avevano cominciato a ridere. Ridevano ancora quando, nell’automobile di Nora, si erano salutati con il classico, innocente bacio formale scambiato parenti e amici. Eppure erano più che amici, su questo non c’era alcun dubbio. Luca si sentiva come a metà di un guado. Non poteva e non voleva tornare indietro. E non poteva stare in mezzo al fiume. Doveva quindi andare avanti. Doveva dire chiaramente a Nora che era innamorato di lei. Doveva dirglielo, anche se, a ben guardare, sembrava che a Nora la situazione andasse bene così come era. Ma lui non riusciva più a sostenerla, perché si era reso conto che ogni istante trascorso con lei la desiderava come un uomo può desiderare una donna. Così le disse di non poter vivere senza di lei, di volere la sua compagnia per tutti i momenti liberi della sua vita, di volersi svegliare trovandola accanto, di voler fare colazione con lei la mattina, in pigiama, di voler dividere con lei il tubetto del dentifricio, la saponetta, la vasca da bagno, lo shampoo, le bollette, l’affitto e tutto quanto fa parte della vita di tutti i giorni. Da quel momento l’atteggiamento di Nora cambiò, quasi impercettibilmente. Già in precedenza capitava di rado che si vedessero di sabato o di domenica. Ora non succedeva nemmeno in quelle rare occasioni, perché lei tornava nel paese natio a far visita ai genitori. A Luca questo non appariva poi così strano. Ma nei lunedì lui aveva la sensazione che qualcosa in Nora fosse cambiato, quasi come se il non vederlo né sentirlo per due giorni le facesse in realtà capire di non desiderarlo. In definitiva era come se durante quei fine settimana casalinghi intervenissero dei fattori esterni a modificare i sentimenti di Nora per Luca. Come se lei, non sapendo come comportarsi con quest’uomo, continuasse a chiedere consiglio a qualcuno: la mamma, la sorella, un’amica cara. I quali, pensava Luca, le dicevano che era meglio lasciar perdere, troppa la differenza d’età; e poi lui era già impegnato: una storia non troppo importante, d’accordo, ma pur sempre una storia. Dopo quel lavaggio del cervello Nora affrontava la settimana ignorandolo completamente. Ma, dopo un giorno o due, tutto ricominciava, perché lei ne era attratta. Non poteva farci nulla. O almeno a Luca sembrava fosse così. Eppure continuava a respingerlo come uomo, anche se lo voleva accanto a sé come amico. Forse Nora avrebbe voluto che loro due continuassero a fare le cose che facevano agli inizi di quel loro strano rapporto. Ma Luca questo non poteva accettarlo. Soffriva troppo a starle vicino senza poterla avere. E senza nemmeno intravedere una ragione per quello strano comportamento. Come dice Marquez: “Non esiste modo peggiore di sentire la mancanza di una persona che sederle accanto e sapere di non poterla avere”. Così, infine, Luca troncò ogni legame con lei. Ora, quando si incrociavano nei corridoi, non si guardavano più negli occhi. Anzi, se per caso capitava, i loro sguardi fuggivano rapidi verso altri visi, altre persone. Per qualche tempo le cose andarono avanti trascinandosi in questo modo. Finché, un giorno, Nora scrisse a Luca un’e-mail in cui gli chiedeva di incontrarla per parlare, per chiarire. “Va bene, Nora. Ma che sia presto, così che io possa continuare a morire per tornare, infine, a vivere”, aveva risposto lui. Durante quell’ultimo incontro, una cena a casa di lei, prima di affrontare l’argomento che li vedeva forse per l’ultima volta insieme intorno ad un tavolo, il telefono squillò. Era la mamma che s’informava sulle condizioni della figlia. “Sono qui con Luca, sai, una cena senza pretese”, aveva sussurrato nella cornetta. Sentendo pronunciare il proprio nome Luca tese l’orecchio, suo malgrado. Guardò Nora e percepì dall’espressione del suo viso che la mamma stava disapprovando. Furono un lieve moto di stizza delle labbra, la mano agitata leggermente quasi a sorvolare sul commento sentito all’altro capo del filo, un guizzo di testardaggine negli occhi come a dire “tanto faccio quel che voglio” ad incuriosirlo. Si domandò allora il significato di quel linguaggio del corpo. E, all’improvviso, gli fu tutto chiaro. Ebbe la visione globale della situazione, come quando un lampo rischiara la notte rendendo il paesaggio visibile a giorno, anche se per un istante appena. In quella frazione di secondo l’intuito suggerì alla mente il percorso da seguire per comprendere, infine, tutto quanto. E si sentì stupido, stupido come non si era mai sentito prima di allora. La realtà era che Nora mai era stata attratta da lui, ma con lui aveva solo giocato. Aveva fatto roteare il suo cuore, lo aveva fatto rimbalzare tra terra e cielo , tra luna e stelle. Aveva giocato seguendo regole da lei stessa imposte. I consigli ricevuti, e questa era forse la sola cosa giusta che Luca aveva percepito, non erano volti a proteggere lei, ma avevano il nobile intento di preservare dal dolore l’anima di Luca. Evidentemente chi elargiva quei suggerimenti conosceva molto bene Nora e le sue abitudini amorose. Ecco, ora tutto tornava, ora ogni cosa aveva il proprio posto. In quest’ottica anche la volontà di Nora di tenere Luca ancora vicino trovava una semplice spiegazione: lei voleva che lui continuasse a corteggiarla, a regalarle parole dolci e teneri momenti di confessione per i dolori del passato, per i disagi del presente, per i sogni del futuro. Un corteggiamento senza fine, nell’attesa di trovare l’uomo giusto. Un corteggiamento di comodo, da parte di un uomo gentile, pronto a dispiegare la propria anima come un fazzoletto, per asciugarle le lacrime. Pronto a rispondere ad ogni chiamata, per colmarle il vuoto del cuore e scaldarle il gelo dell’anima. Il silenzio calato d’improvviso nel soggiorno ridestò Luca da quei mesti pensieri. Nora aveva riattaccato, dopo aver salutato la mamma. Luca la osservò avvicinarsi al tavolo, ma ora la guardava con disincanto. Non aveva più quegli occhi dolci e tristi che lei diceva di adorare tanto. Adesso erano gli occhi di un animale ferito. Li nascose subito dietro una maschera di gentilezza; il tempo gli aveva insegnato come fare. Era deciso a non essere lui ad affrontare per primo il motivo di quella cena. In fondo l’idea di quell’incontro era stata di Nora. Avrebbe quindi atteso il suo gioco. La serata trascorse così, parlando di banalità, con una musica di sottofondo. Lei non mostrò di voler chiarire alcunché. Quando infine giunse l’ora di separarsi Nora volle baciarlo, il solito bacio di commiato tra amici e parenti. Ma Luca si ritrasse, bofonchiò un “buonanotte” e sparì dietro la porta. Pochi giorni dopo i vertici aziendali decisero che, per una maggiore efficienza, alcuni enti dovevano traslocare in un’altra palazzina. Il caso volle che Luca e Nora si trovassero separati, con diversi turni in mensa. Lo stesso caso che aveva intrecciato i loro sentieri, ora li separava. Non s’incontrarono più nei corridoi. Non si videro più. Non si scrissero più. Non seppero più niente l’uno dell’altra. |
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