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Temporale
Qualcosa, nel silenzio della notte, mi ha svegliato. Apro gli occhi annebbiati dalla stanchezza e cerco l’orologio della radiosveglia. Le cifre luminose mi appaiono confuse, ma riesco a leggerle. Sono le 4:57. Questo significa che ho dormito tre ore appena. Erano quasi le 2 quando ho controllato l’ultima volta, dopo essermi girato e rigirato nel tentativo di prendere sonno. Tu stai dormendo. Sento il tuo respiro profondo e regolare. Sei girata su un fianco e mi dai le spalle. Hai tirato il lenzuolo fin quasi sopra la testa. In effetti la temperatura si è abbassata e hai cercato di proteggerti dal freddo. Sento il suono di un tuono, in lontananza. Ecco cosa mi ha destato. Tendo l’orecchio e, appena percettibile, mi arriva il fruscio del vento, che sta rapidamente prendendo forza. Gli alberi nel giardino si stanno agitando. Alcune fronde toccano le grondaie della casa, ora, ad intervalli irregolari. Non ho più dubbi. Sta per arrivare un temporale. Attraverso le persiane chiuse vedo il bagliore del lampo e mi preparo ad ascoltare il tuono. Il suono è più forte, ora. Comincia a piovere. Si odono le prime gocce, cariche e pesanti di una pioggia che da lunghe settimane non cadeva. Sarà un nubifragio. La mia mente torna a quando ero bambino e trascorrevo parte delle vacanze estive nella casa di campagna dei nonni. Allora mi piaceva un mondo, quando fuori le intemperie scatenavano la loro violenza contro un caldo torrido e insopportabile. Mi piaceva starmene a letto, al buio sotto le coperte. Mi piaceva sapere di essere al sicuro, sotto quelle coltri. Mi sentivo protetto e la vita, quella vera, era lontano mille miglia dal mio cuore e dalla mia anima. Non sapevo, allora, che i temporali dell’esistenza possono essere, per i germogli dei sogni, altrettanto devastanti. E non sapevo che non sono sufficienti un letto ed una coperta, per sentirsi al sicuro. Tu ti agiti un poco, ti giri verso di me. Anche tu sei sveglia, ormai. I rumori, ora, sono troppo forti per continuare a dormire. Allunghi una mano verso di me, a cercarmi, sperando di trovarmi al tuo fianco. Sono stato lontano troppo tempo, ma ora sono qui. Appoggi la testa sul mio petto, ti accoccoli nell’incavo del mio braccio. Ti accarezzo dolcemente la testa. Hai sempre avuto un certo timore dei temporali, fin da quando eri bambina e un fulmine era entrato attraverso la finestra della cucina di casa. Per questo non hai mai provato il piacere che dà stare al caldo e all’asciutto, mentre gli elementi si scatenano. Ma io sono ora la tua coperta. Ti stringi a me e ti calmi un poco. Ora il temporale ha raggiunto il suo culmine. Le luci dell’illuminazione stradale proiettano attraverso le liste delle persiane l’ombra inquieta ed agitata dei pini del giardino. Il vento urla passando tra gli alberi, vorticando negli angoli del balcone. Un grido di frustrazione, quasi. La pioggia martella con violenza ogni superficie e immagino ogni singola goccia che, impazzita, rimbalza in mille altre goccioline. Poi, quasi improvvisamente, i rumori calano di intensità. Presto anche questo temporale sarà passato e il cielo tornerà sereno. Quando sarà l’ora di dare inizio alla nostra giornata, il sole splenderà. Magari ci sarà l’arcobaleno. È così che funziona, anche nella vita. I temporali passano. In un modo o nell’altro. |
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