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Le Ragioni del Cuore

 

È già trascorso più di un anno, considerò Laura. Più di un anno, eppure le sembrava fosse accaduto solamente qualche giorno prima.

Stava pensando a tutto il tempo passato da sola, da quando aveva lasciato Giovanni, dopo una storia che, iniziata verso la fine del liceo, era durata nove anni. Nove anni, un terzo della sua intera esistenza. Praticamente la metà della sua vita, se si considera invece che, almeno nei primi due lustri, non si ha molta coscienza di sé e del mondo circostante.

Laura cercò di rallentare i battiti del cuore. Le succedeva sempre così, ogni volta che pensava a Giovanni. Un battito che accelerava, sebbene fossero mesi che non lo vedeva. Quando poi si sentivano per telefono era pure peggio. E si telefonavano perché non si possono cancellare così, con un colpo di spugna, nove anni trascorsi insieme. Anche se in quei nove anni i sentimenti di Laura per Giovanni erano stati mutevoli: si era innamorata di lui a più riprese durante quel lungo periodo, e ancora adesso gli voleva bene. Ma qualcosa in lei aveva cominciato a cambiare quando da studentessa era infine entrata nel mondo del lavoro, acquisendo una maggiore indipendenza. Questo abbozzo di cambiamento non si era arrestato e aveva iniziato a guardare Giovanni con occhi diversi. Continuava a volergli bene, ma diveniva sempre più insofferente nei riguardi di alcuni tratti del suo carattere. Quella che in precedenza a lei era sembrata una pacata tranquillità, le appariva sempre più di frequente come un’accidiosa indolenza. Doveva spingerlo e motivarlo e invogliarlo a fare qualunque cosa, anche la più piccola. E questo, alla lunga, l’aveva stancata. Perché lei, al contrario, era smaniosa di fare e provare cose nuove, esperienze diverse. L’entusiasmo che Laura nutriva per la vita era definitivamente in contrasto con l’atteggiamento di Giovanni che, seduto sul divano, sembrava guardare la propria esistenza alla televisione. Senza nemmeno la volontà di cambiare canale. Ed era già da un po’ di tempo che non si guardavano più negli occhi, per il timore di vedere che non c’era più niente da guardare. Non parlavano quasi più, per la paura di sentire che non c’era più nulla da ascoltare.

Il ritmo del cuore di Laura era sufficientemente regolare, ora, perché lei potesse permettersi di rievocare quel giorno di novembre, quando aveva chiesto a Giovanni di incontrarlo. Ciò che voleva dirgli non era una scelta da comunicarsi per telefono. Aveva deciso di lasciarlo, non perché si fosse innamorata di un altro uomo. Semplicemente perché non era più innamorata di lui.

Si erano trovati lì, seduti nell’automobile di Giovanni, sul piazzale all’uscita di un casello dell’autostrada. Si erano dati appuntamento in quel luogo, a metà della distanza che separava le città in cui ciascuno abitava. Faceva freddo e la pioggia batteva sulle lamiere e sui vetri con tale violenza da rendere il rumore fragoroso.

Il fatto che fossero insieme nell’abitacolo della vettura faceva pensare che stessero per intraprendere un viaggio insieme, come quando partivano per le vacanze. Ma non questa volta. Sapevano entrambi che di lì a poco sarebbero sì partiti, ma in direzioni opposte. Sapevano entrambi che non si sarebbero rivisti presto. Sapevano entrambi che sarebbe passato del tempo.

Giovanni aveva ascoltato in silenzio, come era sua abitudine da un po’, mentre Laura gli stava distruggendo la vita. Non aveva detto nulla neanche in seguito, quando lei aveva ritratto la lama dopo avergli trafitto il cuore. Aveva subito il colpo, l’aveva accusato. Ma neanche allora aveva avuto la forza di cambiare canale, nel tentativo di trattenerla. Accettava la scelta di Laura, senza combattere.

Era già successo altre volte, in passato, che si fossero lasciati. Ma poi erano tornati insieme. Solo che questa volta era diverso. Questa volta Laura era stata categorica, rigida. Questa volta era stata troppo male, aveva sofferto troppo. E non voleva più soffrire così. Meglio un taglio netto, definitivo. Meglio morire in un colpo solo piuttosto che prolungare l’agonia di una storia che sfugge come sabbia tra le dita. Meglio versare tutte le lacrime subito piuttosto che sottoporre gli occhi ad uno stillicidio costante, ma prolungato nel tempo. Aveva ascoltato le ragioni del proprio cuore. E aveva deciso che questa volta la separazione sarebbe stata definitiva.

Laura si riscosse. Si alzò dal divano sul quale giaceva ascoltando un sottofondo di musica e andò alla finestra, a guardare quella gelida e limpida giornata di gennaio. La neve era caduta abbondante nei giorni precedenti, ma il sole non era ancora riuscito a scioglierla perché faceva troppo freddo. Guardava quel manto di neve e sentiva che il suo cuore era, al pari dei prati fuori casa sua, soffocato da un gelido strato di ghiaccio.

In quel periodo da single aveva conosciuto tante persone e tanti uomini le erano girati attorno. Di uno aveva quasi creduto di essersi innamorata. Ma alla fine l’insistenza di lui l’aveva fatta sentire ancora prigioniera di una situazione che non voleva più, anche se per motivi diversi. Anelava la libertà, forse convinta che amare ed essere amati possa costituire un limite per il cuore. Così lo aveva lasciato continuare per la propria strada, senza che mai quella storia potesse decollare.

Un altro invece si era innamorato di lei, lentamente. Era cominciata come una semplice amicizia, ma per lui si era trasformata poco a poco in qualcosa di molto più serio. Lei non capiva cosa provasse esattamente per quest’uomo. Certo gli voleva bene. Era quasi come se si fosse innamorata di lui ad intermittenza. C’erano momenti in cui il desiderio che aveva della sua compagnia si accendeva come i colori delle luci di un albero di Natale. Ma ce n’erano altri in cui, invece, non lo pensava nemmeno. Finché lui, esasperato dalla confusione che questo atteggiamento gli generava, aveva troncato ogni rapporto con lei. “Avevo torto e tu ragione, quando negavo mentre tu dicevi che la tua anima è piccola. Avevo torto. La tua anima è piccola. Ed è piccola perché non arriva a capire che avere coraggio non significa non aver paura mai, ma vivere nonostante i timori che attanagliano il cuore, consiste nel rialzarsi ogniqualvolta la vita ci piega in ginocchio. Vorrei non averti mai incontrata”, le aveva detto lui, rabbiosamente. A quel ricordo gli occhi di Laura si inumidirono. Forse non meritava quelle parole. Lei non aveva saputo spiegargli i propri sentimenti, perché non riusciva a capirli lei stessa. Dopo quell’episodio si erano incontrati raramente e per caso, le poche frasi scambiate in quelle occasioni caparbiamente votate ad una mal simulata indifferenza. Poi non lo aveva più visto, forse era partito per chissà dove. Aveva quindi ricominciato ad ascoltare le ragioni del proprio cuore. Ed il cuore le aveva suggerito di tornare da Giovanni. Quando pensava a lui le affioravano alla mente, spontaneamente, solo le cose belle. Lui sapeva consolarla, come quando le prendeva il viso tra le mani e delicatamente, con le dita, le asciugava le lacrime, impedendo loro di solcarle il viso. Lui sapeva quale era la posizione che lei assumeva per addormentarsi. Lui sapeva come farle un regalo, nascondendolo tra le cose più comuni, in modo che lei lo trovasse casualmente ed inaspettatamente. Lui sapeva anche come farla ridere. Voleva tornare da lui, nonostante il ricordo della sensazione di oppressione che provava negli ultimi tempi della loro storia. Si rendeva anche conto che, chiedendo a Giovanni di ricucire la loro relazione, gli avrebbe dato ragione. Era come ammettere che quanto gli aveva rinfacciato mesi prima ora la stava riconducendo da lui. Laura lo aveva accusato di non fare nulla per trattenerla, di non dire nulla per farle cambiare idea. Giovanni era stato alla finestra a guardarla fare le valigie e partire. L’aveva vista vagare senza meta, compiere un lungo giro per poi tornare al punto di partenza. Non aveva fatto nulla per impedirle di partire. Non aveva fatto nulla per convincerla a ritornare. Eppure, lei tornava ugualmente. Laura vedeva la feroce ironia che stava dietro tutto ciò. Ma non le importava. Aveva allora telefonato a Giovanni, chiedendogli un incontro nello stesso identico luogo ad esattamente un anno dalla data della loro separazione. Faceva freddo anche questa volta, ma non pioveva. Potevano così stare in piedi sul piazzale, guardandosi in viso, le mani nelle tasche dei giubbotti. Laura osservava Giovanni. Era sempre lo stesso di un tempo, eppure le sembrava così diverso. Era come se qualcuno avesse acceso in lui la luce di mille stelle, di una galassia intera. Si era rattristata, pensando di non essere stata lei a trovare e premere l’interruttore di quella luce.

A quel ricordo il cuore di Laura accelerò nuovamente. Questo le diede un po’ di affanno e il suo respiro si gelò sul vetro della finestra. Non poteva più vedere, oltre quello strato di condensa, i prati ammantati di neve. Ma era ormai troppo distante dalla realtà. Con gli occhi del cuore stava guardando le immagini proiettate nella sua mente dai ricordi. E sentiva ancora le parole che si erano scambiati in quella circostanza. Erano una dolce musica nel dolore. Una musica con la quale continuava a torturarsi.

“Ho vissuto fino ad oggi con quella parte di me che tu, un anno fa, uccidesti. Me la sono portata appresso, peso morto da trascinare con fatica giorno dopo giorno. Ora, rifiutandomi di tornare insieme a te, finalmente la seppellisco. E ricomincio a vivere”, aveva detto Giovanni.

Laura non aveva saputo cosa rispondere. Era rimasta in silenzio.

“Spero che troverai infine quanto vai cercando”, aveva continuato lui. “Ma lo spero non per te, perché ormai ho smesso di pensare a te. Me lo auguro per tutti gli uomini che ti gravitano attorno, per quelli che hai illuso, per quelli che hai creduto di amare, per quelli che volevano innamorarsi di te e che tu hai tenuto lontano per chissà quale misterioso motivo. Anche per chi di te non era innamorato, ma ha ugualmente voluto provare ad amarti. Ecco, per costoro io spero che il tuo cuore possa riposare, finalmente racchiuso dentro un altro cuore. Finalmente imprigionato e non più libero di vagare. E non so se l'uomo che ti donerà la pace sarà persona da invidiare. Davvero, non lo so”.

Laura aveva cominciato a piangere, ma Giovanni non l’aveva consolata. Non le lasciava nemmeno quell’ultimo gesto, che lei amava tanto, a costruire un ricordo in più.

La fitta che provò al cuore la costrinse a piegarsi lievemente in avanti e, così facendo, appoggiò il volto al vetro appannato, lasciando l’impronta nella condensa. Il freddo improvviso la ridestò. Guardò la traccia del proprio viso sul vetro. In alcuni punti la condensa si era trasformata in gocce che ora la gravità stava facendo scivolare verso il basso. Come lacrime.

Era finita. Erano trascorsi tre mesi da quell’ultimo incontro. Laura era ancora sola, ancora alla ricerca di chissà cosa. A volte la vita ci impartisce lezioni che mai vorremmo apprendere, pensò. Ma avrebbe continuato a vivere con una piccola fiammella nel cuore, nutrita solo dalla speranza che ogni giorno avrebbe portato comunque qualcosa di nuovo.