|
|
|
|
|
|
Il Capello Biondo
Anche questa sera rientro tardi dal lavoro. È un periodo pesante ed è necessario impegnarsi per non restare indietro, sommersi dagli arretrati. Mentre percorro l’ultimo tratto di strada verso casa so che Stefania, mia moglie, è già lì ad aspettarmi. Magari sta sbirciando dal balcone, in attesa di vedere la mia auto fare capolino tra due palazzi prima di scomparire dietro la casa, dove si trova l’ingresso dei box. Tre minuti è il tempo che impiego per arrivare alla porta di casa dopo aver ricoverato la vettura. Spesso Stefania è dietro quella porta ad attendermi. Forse perché è ansiosa di vedermi, forse perché mi vuole risparmiare la noia di cercare le chiavi con in mano il soprabito e la ventiquattr’ore. Comunque sia è un pensiero dolce, il suo. Questa è una di quelle sere in cui è lì. Non faccio a tempo a posare la mano sulla maniglia che la porta si apre, come per incanto. Un bacio lieve, il nostro. A fior di labbra. Il bacio tra un uomo e una donna che si amano e che sono stati separati solo poche ore. C’è ancora molta luce, nonostante l’ora. È maggio e il soggiorno del nostro appartamento si apre su un balcone attraverso un’ampia finestra. Stefania mi guarda ed io scorgo un’ombra di smarrimento dipingerle il viso. Non capisco, sono disorientato. Non ho dimenticato anniversari o compleanni. Lei allunga una mano verso di me, sulla mia spalla, e preleva, tenendolo tra indice e pollice, un capello biondo dalla mia giacca. Un capello biondo inequivocabilmente femminile. Sgomento il mio sguardo viaggia tra quel capello e gli occhi di mia moglie. Io non so come sia finito addosso a me un capello di donna. Ma dagli occhi di Stefania capisco che lei pensa di sì. Anzi, sicuramente sta aspettando che io le riveli il nome della proprietaria di quel capello. Ma io non lo so davvero. Stefania continua a guardarmi. L’espressione ora è di una profonda tristezza. Io non dico nulla, è lei a parlare: “Ecco perché fai tardi tutte le sere, da qualche settimana in qua! Altro che progetti da terminare! Cosa sono? I progetti per una nuova casa insieme a lei? Hai intenzione di lasciarmi?” Non riesco ad arrestare questo fiume di parole. D’altra parte non ero nemmeno pronto. Fossi davvero colpevole avrei preparato una difesa. Ma sono innocente. E riesco a proclamarlo, anche con convinzione. Però lei non mi crede. Mi getta addosso il capello biondo che ancora tiene tra le dita, quasi mi possa, con quello, ferire. Ed in effetti ci riesce, ma non come vorrebbe lei in questo momento. Se ne va, le lacrime negli occhi, nella nostra camera da letto. Sento la chiave che gira nella toppa e, oltre la porta, dei singhiozzi sommessi. Sono stanco ed affamato. Rimando la discussione a più tardi, quando si sarà calmata. Vado in cucina, la televisione è sintonizzata sul TG5. La mia cena è nel microonde, pronta per essere scaldata. Stefania ha già cenato. Spengo la TV, devo pensare anche se mi sta assalendo l’emicrania. Abbiamo discusso spesso, in passato, sull’argomento gelosia. Stefania non è particolarmente gelosa. Semplicemente ritiene che io possa suscitare l’interesse delle donne. Ed io le ho sempre spiegato che non è così, che non vedo proprio come potrebbe essere, che non sono il tipo di uomo che le donne si girano a guardare. D’accordo, ho un’altezza leggermente superiore alla media, quando non sto gobbo. Ma non ho un fisico atletico. Ho praticato vari sport, in passato, ma i ricordi di quelle attività fisiche non sono sufficienti a tenere lontana la “pancetta”. E poi sto perdendo i capelli, come mio padre. Quello che è iniziato come un semplice “buco” si sta trasformando in una vera e propria piazza d’armi. E tra i capelli rimasti qualcuno sta pure diventando bianco. I miei occhi, forse la sola cosa del mio aspetto fisico che io apprezzi, sono verdi. Ma sono quasi sempre nascosti dietro le lenti degli occhiali da vista. Per non parlare dell’insonnia, ormai cronica, che mi ha dipinto sul viso un paio di occhiaie così profonde da farmi assomigliare ad un Panda. E quindi ho sempre chiesto a Stefania: “Perché una donna dovrebbe interessarsi proprio a me?”. E lei mi ha sempre risposto: “E io cosa sono, allora? Una cretina, perché mi sono innamorata di te?” Il mio amico Luca catalogherebbe queste frase sotto la dicitura “atteggiamento da donna standard”. Ma Stefania non è una donna standard. Glielo dico sempre. Ed è proprio questo suo non essere standard che ha fatto sì che scegliesse me, come compagno. Glielo dico sempre, ma finora è servito a poco. Forse, adesso che lo scrivo, qualcosa cambierà. La porta della camera è ancora chiusa. Non ricordo che abbiamo mai litigato così pesantemente da tenere fuori dal nostro letto uno dei due. Ma questa sera sembra sia così. E tocca a me inaugurare la prima notte sul divano, evidentemente. Davvero fantastico. Punito per una colpa non commessa. Mentre cerco disperatamente di prendere sonno -cosa per me difficile anche quando sono steso sopra un materasso confortevole- mi ritrovo a pensare che forse dovrei provarci sul serio, ad avere una storia. Almeno ci sarebbe un valido motivo per il mio esilio dal letto. E magari sarebbe pure divertente. Scivolo in una sorta di coma senza sogni e mi sveglio molto in anticipo rispetto all’orario in cui solitamente la radio comincia a cantare. Almeno il mal di testa è passato. Ma la porta è ancora chiusa. Busso, delicatamente. Nessuna risposta. Indosso gli abiti del giorno precedente ed esco per recarmi in ufficio. Il volume dell’autoradio è al massimo, così, giusto per evitare di pensare. O forse per non sentire il rumore dei miei pensieri. Arrivo al lavoro molto prima del solito. I pochi colleghi già presenti non esprimono commenti sul mio aspetto, dovuto ad una notte peggiore delle altre. Forse sono gentili e delicati. O forse, in realtà, non c’è nulla da commentare. Mi siedo alla mia scrivania, ma la concentrazione è su un altro pianeta, oggi. Poso gli occhiali sul ripiano, mi premo le dita sugli occhi chiusi. Stelle colorate riempiono il nero sul fondo delle palpebre. Resto così qualche minuto. Poi un rumore di passi mi spinge ad aprire gli occhi. “Ciao, Claudio”, mi saluta la nostra collega. La guardo, inebetito. Lei è bionda! Cioè, è tinta. Ma ha i capelli biondi. Adesso la sto fissando. Non solo il colore è quello giusto, ma anche la lunghezza, più o meno, corrisponde al corpo del “non reato”. Continuo ad osservarla mentre lei, tranquilla, si toglie il soprabito e lo appende all’attaccapanni. Proprio sopra la mia giacca. Ora è tutto chiaro. Un riso, quasi isterico, mi scuote. Questa sera, quando tornerò a casa, avrò una spiegazione logica per Stefania. E forse lei si farà perdonare con un bel massaggio alle mie spalle indolenzite. E poi non si dice forse che il litigio vede il proprio aspetto positivo nella rappacificazione? |
|
|
|
|