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Spicchi di Realtà

 

 

Ali di Farfalla

 

E la farfalla infine si innamorò dell’uomo.

Nessuno mai seppe dire perché.

Ma fu così.

Forse non le bastava il calore del sole. Forse non era per lei sufficiente la libertà di volare, bellissima e incerta, nel tepore dell’aria estiva. Posare i propri colori sui colori del mondo.

Forse voleva una piccola catena. Un legame con la realtà. Un’ancora per sostenere il peso dell’ineluttabile destino.

O forse aveva letto negli occhi dell’uomo il desiderio di poter volare con lei. E, generosamente ingenua, aveva creduto che lasciandosi sfiorare le ali dalle sue dita avrebbe potuto trasmettergli la capacità di alzarsi fino al sole. Donargli una nuova dimensione da cui osservare e vivere la vita.

E forse fu il tocco delicato dell’uomo a farle sentire un calore diverso da quello del sole. Fu come una vibrazione soffusa, un leggero tremolio costante e confortante. Un tepore che si irradiava all’interno come una luce abbagliante. Accecante eppure impossibile da non guardare, per lei che tante volte aveva osservato il sole.

Il tocco dell’uomo fu delicato. Ma non abbastanza per le sue fragili ali, che si incrinarono impercettibilmente, non consentendole più di raggiungere vette tanto elevate.

Il sole non era più alla sua portata.

Ma non le importava.

Perché la farfalla era felice, quando lui sfiorava teneramente le sue ali colorate.

Tuttavia l’uomo non volò. Mai.

Forse intimorito da altezze tanto imponenti, forse spaventato da una realtà così a lungo celata nelle pieghe del suo cuore. Terrorizzato di riscoprire la vertigine dei sentimenti da troppo tempo sepolti sotto la polvere posata in anni di indifferenza.

Non volò mai.

Ma la farfalla stava lì, teneramente adagiata sulle dita delicate dell’uomo. Indecisa se prendere il volo da sola o restare ancora, riscaldata dal tepore di quelle mani a tratti bagnate dalle lacrime del rimpianto di una sola, breve vita.

E volò via, infine. Ormai incapace di raggiungere ancora il sole con le sue ali indebolite dalla realtà di sogni infranti, di desideri inespressi.

Di amori impossibili.

Si volse a guardare un’ultima volta l’uomo che, con le braccia aperte in un estremo e disperato tentativo di librarsi in volo, trasformava quell’atto in un gesto di rassegnata e dolorosa impotenza.

Poi puntò con tutte le proprie forze verso il sole.

Senza capire se l’immagine dell’astro tremolava per le onde di calore o per il velo di lacrime calato d’improvviso sui suoi occhi.

Come una coltre di dolore stesa a rendere più pesanti le sue ali di farfalla.